Ispettorato nazionale del lavoro – soluzione all’italiana

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In data 16 giugno il Governo ha presentato in Senato lo schema di decreto legislativo per l’istituzione dell’“Ispettorato nazionale del lavoro”.

Nell’incontro con il Ministro Poletti in data 3 giugno avevamo apprezzato la scelta di mantenere sostanzialmente inalterata la presenza sul territorio grazie alla previsione degli 80 uffici che andranno a costituire il futuro Ispettorato. Le nette posizioni sindacali della Federazione Confsal-UNSA e di altre OO.SS. di contrarietà ai progetti di ‘regionalizzazione’ dell’attività ispettiva, hanno evitato esuberi, processi di mobilità e pendolarismi regionali che sarebbero stati pagati sulla pelle dei lavoratori e non certo su quella dei benpensanti che avevano stilato siffatti progetti.

Avevamo inoltre espresso le nostre perplessità, purtroppo inascoltate, sulla scelta ibrida di mantenere gli ispettori di INPS e INAIL ancora organicamente legati agli Enti di appartenenza mentre di porli in una dipendenza funzionale in favore del futuro Ispettorato. Con tale soluzione, che rappresenta un’altra espressione della fantasia barocca italiana, si mira a mantenere diversificati i trattamenti economici degli Ispettori provenienti dal Ministero del Lavoro rispetto a quelli di Inps e Inail, pur a parità di funzioni e attività. Abbiamo criticato la mancanza di determinazione a reperire le risorse economiche necessarie per omogeneizzare i trattamenti economici degli Ispettori dell’ex M.ro del Lavoro con quelli dei colleghi ex Inps e Inail, così come abbiamo già posto il problema della valorizzazione del personale amministrativo del futuro ispettorato che non dovrà essere considerato “figlio di un dio minore” in termini di distribuzione del salario accessorio.

Abbiamo sempre pensato che per far nascere in modo serio una nuova Amministrazione non si può partire con la sola idea della riduzione dei costi e senza alcun investimento.

Un modello di Ispettorato così ibridamente configurato, con personale che appartiene a comparti diversi, porrà inoltre serie problematiche sulla conduzione delle relazioni sindacali. Pensiamo ad esempio al salario accessorio contrattato in in parte presso l’Ispettorato, in parte presso Inps e Inail.

Relativamente invece alla facoltà di opzione per gli ispettori Inps e Inail, condivisibile in linea di principio poiché è lasciata la scelta all’individuo, deve essere chiaro che può rivelarsi una trappola visto che all’adesione consegue non solo la modifica dello “status” da ispettore a funzionario amministrativo ma anche la perdita dei trattamenti economici previsti per gli ispettori con tutti gli effetti futuri che ne conseguono.

Nel corso dell’incontro avevamo, fra l’altro, evidenziato due criticità chiedendo che venissero rimosse; si trattava delle previsioni contenute negli articoli 6 e 7 a proposito della riduzione dei fondi destinati alla contrattazione in relazione alle cessazioni dal servizio.

In quell’occasione sia il Segretario Generale del Ministero che il Direttore generale dei servizi ispettivi avevano dichiarato che si trattava di passaggi fortemente voluti dalla Ragioneria Generale dello Stato ma che si sarebbero impegnati per farli rimuovere dal testo che sarebbe stato presentato al Consiglio dei ministri.

Con disappunto leggiamo invece che entrambe le criticità sono presenti nel testo presentato al Senato.

Come giudicare questo atteggiamento? Dobbiamo constatare una mancanza di volontà e una non nascosta intenzionalità di colpire i lavoratori pubblici; non solo non si sono trovate le risorse per parificare i trattamenti economici degli ispettori tutti, ma riducendo i fondi destinati alla contrattazione integrativa si annulla l’unico strumento alternativo possibile per intervenire anche a breve sulla problematica.

Siamo in periodo di esami di maturità, se dovessimo assegnare un voto al Ministro Poletti non potremmo andare oltre il cinque!

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